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protagonisti
   
quattro generazioni di marketing
     
 

Rigoroso rispetto della tradizione e innovazione continua. E un forte legame col territorio.

La storia, e il successo, delle distillerie Varnelli gravita fin dalle origini attorno a questi tre poli. Girolamo Varnelli, il fondatore, era un precursore: correva l’anno 1868, la sua licenza commerciale per gli alcolici è la numero uno della provincia di Macerata.

L’Amaro Sibilla, la sua creazione, nasce a immagine e somiglianza della sua terra: le erbe officinali dei monti Sibillini, e una lavorazione - decotto di erbe e di radici sul fuoco alimentato a legna, in grandi caldaie di rame costruite artigianalmente – che si ripete immutata ancora oggi. Il prodotto di punta di casa Varnelli, il Mistrà, tanto legato al marchio da essere chiamato semplicemente “il Varnelli”, viene creato dal figlio Antonio, negli anni Trenta.

Alle procedure produttive tradizionali si affianca una campagna di comunicazione di risonanza nazionale, basata su immagini di Achille Beltrame, l’illustratore della «Domenica del Corriere», e del pittore Adolfo De Carolis. Girolamo, nipote del fondatore, mantiene immutato il rapporto con le tecniche di produzione ereditate (vedi il rigido divieto di usare conservanti e coloranti non naturali) e insieme scommette sulla formazione scientifica - tra i primi a specializzarsi in erboristeria a Camerino – e sulle novità in fatto di marketing: piazza cartelloni promozionali sulle strade, in un periodo in cui questa forma di pubblicità non è ancora diffusa; fornisce agli autobus marchigiani il “Bar soccorso medico Varnelli”, una valigetta di pronto soccorso contro i disturbi di viaggio in cui, tra il cotone emostatico e i cerotti, ci sono i mignon della Varnelli.

Alla morte di Girolamo, nel 1975, sono le donne della famiglia - la madre Elda, e le tre figlie, Simonetta, Donatella e Orietta - a condurre le distillerie sulla via tradizionale dell’innovazione. Arrivano le collaborazioni con l’Università di Camerino per studiare le colture delle di genziana lutea, i corsi di degustazione e gli stagisti dalle diverse università marchigiane. E la ricerca avanza anche sul fronte dei sapori. Si continuano a sperimentare nuovi abbinamenti per ampliare gli usi classici dell’anice: si va dal baccalà profumato al Varnelli agli scampi cotti nel liquore, fino al «Macerata libre», il cocktail a base di amaro tonico e Coca-Cola.

Oggi sta tornando di moda uno stile produttivo che forse sarebbe stato meglio non abbandonare mai. Contano di più le persone, conta di più il territorio. A noi non può che fare piacere, perché queste sono da sempre le nostre priorità.
Orietta Varnelli

www.varnelli.it