Il suo destino, come quello di tanti piccoli comuni, sembrava scritto: emorragia di abitanti, le attività commerciali che chiudono, i servizi sociali e sanitari che vengono smantellati.
E invece, grazie alla creatività e alla caparbietà di Maurizio Caranza, tre volte sindaco, e alla popolazione che ne ha condiviso e sposato con entusiasmo il progetto di rilancio, a Varese Ligure, 2250 abitanti ai confini con l’Emilia, il declino è stato arrestato e l’economia è ripartita.
La rinascita del borgo arriva quando nel 1990, appena eletto, Caranza convoca tutti i proprietari dei vecchi rustici e delle tante case in abbandono e propone un patto: lui garantirà i finanziamenti per i servizi (il metanodotto, i parcheggi, le fognature, un’illuminazione artistica del borgo), e i proprietari, in cambio, s’impegnano a recuperare la loro casa.
La scommessa funziona e il borgo torna a vivere. Ed è una scommessa contagiosa: grazie al sodalizio tra l’amministrazione e la cittadinanza l’agricoltura si converte al biologico - in dieci anni sono stati creati 130 posti di lavoro solo nel settore – l’energia usata viene solo da fonti pulite - due generatori eolici, pannelli solari per l’acqua calda, un impianto fotovoltaico sulla scuola media e uno sul municipio - negli acquedotti il cloro è stato sostituito, su proposta dei dipendenti amministrazione comunale, con i raggi ultravioletti, e la raccolta differenziata è passata in 15 anni dal 5 al 32 per cento.
Non è un caso, perciò, se Varese Ligure ottiene, primo comune in Europa, la certificazione ambientale Iso 14001 ed Emas. E anche il turismo decolla: in 10 anni gli arrivi sono triplicati e la stagione inizia già a gennaio. Ciliegina sulla torta: nel gennaio 2004 Varese Ligure è stato premiato a Berlino come comunità rurale più sostenibile d’Europa.
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