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dalla produzione allo spettacolo
     
 

L’Università Bocconi di Milano lo considera un caso di studio. Michele Serra di lui ha detto che è un imprenditore sovversivo, perché ammette il bisogno della bellezza tra quelli primari. Brunello Cucinelli ha cominciato con un prestito di 500 mila lire e cinque maglioni: uno di questi era di cachemire. Si occupava di tutto, dalla confezione alla consegna dei prodotti.

Oggi è universalmente riconosciuto come il “re del cachemire” (il titolo gli viene assegnato nel 2003 dallo speciale Best of the best della rivista americana «The Robb Report»). La formula di questo successo – 320 dipendenti, 800 persone che lavorano nell’indotto, 64 milioni di euro di fatturato, per due terzi provenienti da clienti all’estero – sembra tutta nella fusione fra bello e utile, fra estetica e funzionalità.

La sua fabbrica è unica al mondo: Cucinelli ha investito 25 milioni di euro nell’acquisto e nel recupero architettonico di Solomeo, un borgo di 500 anime sulle colline attorno a Perugia. I locali della fabbrica sono le case del paese. Passeggiando per le vie si vedono dalle finestre gli operai che lavorano. Alle pareti dello studio di Cucinelli ci sono affreschi del Trecento, e il camino in pietra scolpita della camera in cui ha dormito Leone XIII quando era vescovo di Perugia.

Gli operai ricevono paghe del 20 per cento più alte della media italiana del settore; la mensa sembra un ristorante di lusso; Cucinelli chiama tutti per nume e ognuno, in una sorta di autogestione, ha le chiavi del proprio appartamento-laboratorio.

Questo perché gli operai sono chiamati ad un efficienza ed una qualità del lavoro largamente sopra la media. Per loro vige il divieto assoluto di lavorare dopo le 18, per non togliere tempo alla famiglia o agli amici. Nella filosofia di Cucinelli la qualità della vita e quella del lavoro non sono due cose distinte.

Per essere creativi, veramente creativi, bisogna sviluppare un gusto estetico che deve essere stimolato dalla bellezza dell’ambiente. Perché è vero che Kafka scriveva nei sottoscala e s’ispirava nei luoghi più cupi; si può essere geniali ovunque. Ma io non ho bisogno di eccezioni, ho bisogno di 320 anime pensanti che diano tutte il meglio del meglio. E quindi devono lavorare nelle migliori condizioni possibili.
 

Ce la possiamo fare solo con un impegno straordinario e questo impegno non può che essere collettivo. Quando in azienda ho colto degli umori preoccupati, perché attorno a noi erano in tanti a smantellare le fabbriche, ho convocato tutti e ho detto che io non mi muovevo, ma che per restare e vincere occorrevano 320 persone che fossero le più creative, le più speciali, le più uniche. Per reggere la competizione oggi bisogna andare oltre la qualità: dobbiamo dare l’eccellenza.
Brunello Cucinelli

www.brunellocucinelli.it