Un minuscolo centro in provincia di Brescia, in mezzo al lago d’Iseo, 1800 abitanti, niente automobili. E’ Montisola, la capitale mondiale delle reti sportive e per la sicurezza. Si trovano qui gli stabilimenti della Rete srl: 25 fra dipendenti e lavoratori a domicilio, sono tra i primi al mondo nella produzione di reti sportive, amache e reti per la sicurezza. Erano le loro, per fare un esempio, quelle usate negli ultimi mondiali di Calcio in Giappone e Corea.
Il 60 per cento del mercato italiano per calcio, pallavolo, pallacanestro, tennis, pallamano viene da qui. Il segreto di questo successo sta nell’aver creduto nella tradizione – a Montisola si intrecciano reti fin dal Medioevo – e nel ritenere i legami sociali e quelli col territorio un importante fattore produttivo.
Così negli anni ’70, mentre a causa della concorrenza di Corea, Cina e India, la gran parte dei retifici di Montisola si trasferisce sulla terraferma per tagliare i costi di produzione e logistica, quelli della Rete rilevano gli impianti di uno di questi retifici scommettendo sull’abilità tradizionale degli intrecciatori di Montisola e sull’innovazione dei prodotti, puntando sullo sport e la sicurezza. Una scelta che ha pagato.
Sarebbe stato assurdo arrendersi e consegnare ai musei una tradizione ancora viva: me le ricordo le donne che negli anni Settanta stavano nelle piazze, nei cortili, sull’uscio di casa, a tessere le reti; le corde venivano distribuite per la lavorazione alle mamme, alle bambine, alle zie, alle nonne; era un’economia corale, di paese, che poi restituiva a ognuno il frutto del proprio lavoro. Ma ormai il ricavato era irrisorio. Dovevamo inventare qualcosa che collegasse il passato con il futuro e credo che ci siamo riusciti.
Claudio Bonissoni
Sarebbe stato sufficiente un trasloco di pochi chilometri per semplificare i trasporti e guadagnare immediatamente una certa quota di utili. Non l’abbiamo fatto perché avremmo dovuto rinunciare a un patrimonio di esperienza lavorativa che riteniamo prezioso. A Montisola la lavorazione della rete è fatta soprattutto dalle donne, e per molte di loro spostarsi, prendere un traghetto, lasciare i figli, poteva rappresentare un problema. Abbiamo preferito restare legati alle nostre radici sia per motivi affettivi, sia per motivi pratici: rinunciare alla qualità della manodopera significa perdere efficienza.
Fiorello Turla
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