Quando uno dei giganti mondiali dell’elettronica decide di costruire un nuovo centro di produzione, che sia l’americana Texas Instruments o la nordeuropea Advanced Micro Devices, capita spesso che a progettare quei futuristici templi dell’alta tecnologia venga chiamato un italiano: Alfonso Mercurio.
La sua A.M. Architetti - uno studio a Roma, uno a Singapore ed uno a Shanghai, seconda per fatturato tra gli studi di architettura italiani e centoventesima al mondo nella classifica di World Architecture - si occupa anche di edilizia residenziale e di ristrutturazioni (come la Borsa di Milano o la boutique di Cartier a Roma), ma il suo piatto forte sono i Fab tech, gli stabilimenti che sfornano i microchips: ne ha firmati per la Texas Instruments e l’AMD, la Philips e l’Acer, la Tech Semiconductor e la STMicroelectronics.
Sono l’eccellenza progettuale e la capacità di far fronte a tutte le fasi di un’opera - dal progetto preliminare alla direzione dei lavori, project financing incluso – gli investimenti sul capitale umano - la formazione del personale, i continui aggiornamenti e i corsi di lingue – la qualità dei processi - adotta, tra i primi in Italia, la certificazione Iso 9001 – l’impiego delle tecnologie più innovative – dall’efficienza energetica alle fonti rinnovabili all’armonizzazione degli stabilimenti col paesaggio – ad aver fatto di A.M. Architetti un’avanguardia del made in Italy.
«A Shanghai ho appena tenuto una lezione alla School of Urban Planning della Tong Ji University
sulle tendenze dell’architettura italiana: evidentemente i cinesi sono convinti che chi da Agrigento in poi di architettura ne ha fatta tanta abbia ancora qualcosa da dire».
Alfonso Mercurio
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