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il parco hi-tech
     
 

All’inizio degli anni Novanta tutti quelli che potevano se ne andavano. Meglio un posto in fabbrica che restare dove i campi non danno più da vivere e i negozi e le scuole chiudono uno dopo l’altro.

Queste erano le Cinque terre qualche lustro fa. Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso si spopolavano, le frane avevano minato i terrazzamenti, la memoria delle antiche tecniche di coltivazione era prossima all’estinzione.

Oggi le cose vanno diversamente. Dalle fabbriche si torna nei filari, i muretti a secco sono stati ricostruiti e nei terrazzamenti sono tornati i vigneti, gli oliveti, il basilico, le erbe aromatiche, i limoni. Sono tornati i prodotti tradizionali: il pesto, il limoncello, i liquori di erbe e miele, lo sciacchetrà.

La stagione turistica dura 10 mesi e le nuove tecnologie sono di casa. Tra questi due momenti c’è stata, nel dicembre del 1999, la nascita del Parco nazionale. La caparbia consapevolezza del suo presidente, Franco Bonanini, che nell’identità, nell’incontro unico tra paesaggio e lavoro dell’uomo, fra tradizione e innovazione le Cinque terre avrebbero trovato la forza per rinascere.

Ci sono stati i corsi per costruire muretti a secco, l’affidamento gratuito della terra a chi garantiva di coltivarla secondo seguendo un rigido disciplinare, elaborato con Slow Food, per rilanciare lo Sciacchetrà: quel vino prezioso che oggi si vende a 50 euro la bottiglia.

C’è stata la scelta delle energie rinnovabili, dei mezzi pubblici elettrici e a metano, dell’agricoltura biologica. E oggi il Parco nazionale attiva affari per 6 milioni di euro e vanta bilanci saldamente in attivo.

Eppure il lavoro dei campi, che contava niente, manteneva ogni cosa. Il turismo, le case,le strade: se non ci fosse stata la manutenzione agricola tutto sarebbe crollato e infatti, quando inevitabilmente la fuga dai campi è iniziata, l’erosione ha scavato e il paesaggio è cambiato drasticamente.
Franco Bonanini

www.parconazionale5terre.it